è stato osservato da alcuni che il disagio della nostra epoca nasce dalla rinuncia di pensare in proprio. esamina il concetto ed esprimi il tuo parere
chi ci studierà, chi ripercorrerà -in futuro- la nostra epoca, molto probabilmente la dipingerà come profondamente statica, ma nello stesso tempo, di passaggio.
alcuni storici sostengono che nelle varie epoche della storia umana ci sia un aspetto ciclico che determina un’ alternanza, nelle varie generazioni, tra momenti rivoluzionari, conersvatori o di restaurazione. inutile dire che il nostro ha tutta l’aria di essere un momento di transito, dove le popolazioni stanno sempre più scivolando in una sorta di inazione generalizzata. Al giorno d’oggi -ancor più che in passato- il potere è dato dal denaro, ma è buffo notare come il nostro stesso potere, se osservato più attentamente, paradossalmente si riveli come la croce più pesante che l’uomo è costretto a portare, una croce che assume il ruolo di padrone assoluto, rendendoci schiavi. la società odierna è giunta ad adottare le leggi del commercio come propri fondamenti, insegnando agli individui che esse sono elementi essenziali per la loro sopravvivenza. su queste basi viene attuata una forma di controllo sociale che è basilare per l’esistenza stessa della società. Questa forma di controllo è ormai ben visibile, quasi spudorata, e questo dovrebbe darci un sintomo chiaro di quanto le persone stiano vivendo in una condizione di manipolazione costante. i mass media, la politica, sono tutti strumenti di controllo sociale per mezzo del quale intere masse vengono educate a fare propri i valori della società in cui vivono.
con questo non voglio affermare che la società in sè, sia un male per l’uomo, ma che questo tipo di società, con questo tipo di valori e leggi basate sull’idea che OGNI sforzo umano debba essere convogliato verso l’ottenimento delle ricchezze e quindi del potere, mini la felicità, la spontaneità, la naturalezza degli esseri umani.
l’uomo quindi si trova spaesato già alla nascita, per la condizione in cui vive, per la fitta ragnatela di regole entro cui si muove, ed è costretto a svezzarsi in fretta, con foga. tutto questo comporta una crescita individuale condotta in modo sempre più travagliato ed incerto, che fornisce una base troppo fragile e scricchiolante durante l’età adulta. l’individuo quindi, cresce senza dei riferimenti umani validi, finisce per non capirsi realmente, per non capire quali siano realmente i suoi desideri, i suoi bisogni, le sue passioni. finisce per adottare i valori proposti dalla società, diventa schiavo della società, si trasforma in un ingranaggio che dà energia ad essa.
tutto questo discorso si traduce per l’uomo, in un’esistenza segnata dall’impressione di impotenza come individuo, e dalla conseguente adesione al pari di un gregge ai valori, alle regole imposte dall’alto, da chi ha quello stesso potere che la società spinge a cercare. ma lo scacco avviene quando si comprende che i valori di oggi si sono venuti formando in seguito alla crescente schiavitù dell’uomo nei confronti del denaro e quindi, in un certo senso, non sono opera diretta dell’uomo, ma esso ci si è trovato intrappolato. l’uomo quindi è divenuto vittima del proprio desiderio in seguito alla contaminazione di quest’ultimo (il desiderio di potere nell’uomo -infatti- esiste fin dalla preistoria, quando il maschio più forte assumeva la guida), alla sua alienazione, e, costituendosi in lui una tensione incontrollabile verso questo bisogno umano contaminato, ha perso il proprio controllo, cedendolo a questa forma artificiale di desiderio.
con queste premesse non risulta difficile comprendere il motivo per cui gli individui siano portati a non pensare con la propria testa; essi non devono pensare con la propria testa, perchè questo significherebbe comprendere che i valori, a cui sono stati educati, i bisogni che stanno cercando di placare non corrispondono realmente ai suoi. e questa sarebbe la fine, la fine della società, la fine del controllo sociale sugli uomini, e, -secondo alcuni- la fine del progresso.
in questo modo però, l’uomo sta vivendo in un ambiente, in una situazione ben lontana da quella umana, naturale, o, come viene chiamata in psicanalisi, della wilderness. egli si trova a sopravvivere a stento in una condizione che gli è inospitale, ed è questo che gli provoca una costante insoddisfazione ed infelicità, il non seguire i propri istinti, i bisogni ed i desideri propri dell’uomo, quale è.